Benoît Pailley - 'Swimming blue'







video

‘Swimming blue’
Benoît Pailley

21 febbraio – 28 marzo 2009

vernissage sabato 21 febbraio 2009, ore 18,30.


Si inaugura sabato 21 febbraio 2009 alle ore 18,30, presso Furini Arte Contemporanea
ad Arezzo, ‘Swimming blue’, la prima personale italiana di Benoît Pailley.

In una perfetta giornata di sole un enorme telone incerato, posto a proteggere e occultare
un edificio in costruzione, viene in parte scardinato dal suo supporto e sollevato dal vento.
Un episodio di per sé abbastanza anonimo che potrebbe lasciare del tutto indifferenti,
a parte la preoccupazione degli addetti ai lavori di dover nuovamente fissare la copertura.
Per Benoît Pailley c’è invece qualcosa di più che un semplice imprevisto di cantiere, c’è
un significato suggerito e metaforico, uno stato estetico che diviene allegoria di un’ipotesi
esistenziale. L’artista francese decide così di cogliere l’attimo iniziando a fermare
il movimento scattando foto dal basso verso l’alto e a registrarlo nel suo ondeggiare
con una telecamera digitale. Il risultato è l’installazione Swimming blue, pensata
appositamente per la galleria, dove una serie di immagini del telone, ognuna diversa
dall’altra, accompagnano lo spettatore verso il cuore dell’esposizione, nella quale la staticità
della ripresa fotografica lascia posto all’azione in due proiezioni video di diverso formato.

La coreografica danza, limitata dall’impossibilità di estendere il movimento a tutta
la superficie della copertura, che in parte rimane vincolata all’edificio, assume nelle riprese
di Pailley un forte valore concettuale. La pesante stoffa gonfiata dal vento, come la vela
di una nave che non riesce a prendere il largo perché ancorata al porto, diventa traduzione
di ogni tentativo di fuga da vincoli e imposizioni sia interiori che sociali; preda della forza
incontrollabile degli agenti atmosferici, chiede all’osservatore di identificarsi nel suo
struggente sforzo di liberazione in un cielo pacificato, di partecipare emotivamente
del suo tentativo di evasione nell’immensità del blu. D’altra parte il lavoro porta a riflettere
sul ruolo del telone, utilizzato per obnubilare e proteggere gli scheletri degli edifici urbani,
fragili e informi. Le funzioni primarie di impermiabilizzare dagli agenti atmosferici e celare
il contenuto alla ricerca di una privacy lavorativa, rivelano, con il loro fallimento, quanto fragili
e indifese siano le strutture, anche quelle psicologiche, che si cercano inutilmente
di salvaguardare servendosi di svariate sovrastrutture.

Già esposto come video all’interno della prima mostra personale di Pailley, presso
il Flux Laboratory a Ginevra, Swimming blue riassume alcuni dei temi, sui quali l’artista
si era già concentrato in precedenza. L’attrazione per i rivestimenti degli oggetti,
le membrane protettive e le coperture isolanti, siano essi pesanti teloni cerati, ponteggi edili
o leggerissimi vestiti, era già evidente nella serie Façades, ispirata dai lavori in corso
che mutano costantemente la veduta delle strade di New York. Qui le impalcature addossate
ai palazzi divenivano lo spunto per la riambientazione in studio di simili situazioni attraverso
installazioni costituite da intrecci di grucce metaliche per abiti, che da una parte simulavano
le griglie delle armature, mentre dall’altra fungevano da espositori per i capi
di abbigliamento. Il grande telone protettivo richiama inoltre la stoffa, in quanto materiale
plasmabile, leggero, volatile, adattabile a qualsiasi supporto e soprattutto simbolo
di protezione, di copertura della nudità e di sicurezza. Ma la stoffa è anche la materia prima
degli abiti, con cui Pailley continua a confrontarsi come fotografo, integrandoli all’interno
di particolari scenografie e installazioni da lui stesso progettate, senza che questi siano
mai indossati da modelli/e. Così Swimming blue riassume a suo modo una parte
dell’immaginario dell’artista, che non esita ad affrontare nel suo lavoro i temi centrali
dell’esistenza con originalità, delicatezza e molto disincanto.


Benoît Pailley è nato nel 1978 in Normandia, Francia. Vive e lavora a New York e Parigi.
Fotografo specializzato natura morta e installazione fotografica collabora regolarmente
con le riviste Sleek (Germania), Double (Francia) e Surface (Usa).
Mostre personali: 2009 – Swimming blue, Furini Arte Contemporanea, Arezzo.

2008 - Passport, Flux foundation, Ginevra.
Premi e riconoscimenti: 2008 – Progetto fotografico selezionato per White House Redux,
mostra e pubblicazione a cura di Storefront for Art and Architecture, New York City.
2006 – German’s Lead Award (Silver) per la migliore fotografia nella categoria
natura morta/architettura. Il lavoro è stato esposto alla Deichtorhallen di Amburgo
e allo Zeitungsmuseum di Saarbrücken. 2004 – Bourse du talent, sponsorizzata da KODAK
e photography.com; Les murs du vieillir, finalista per il progetto fotografico sul tema
della vecchiaia.