10 aprile – 29 maggio, 2010
Opening 10 aprile, ore 18,30
In ‘Uomini-statua-oggetto’ l’artista tedesco Philip Wiegard mette in scena, nello spazio romano di Furini Arte Contemporanea, un interno, un’ambientazione intima e privata stile primi del Novecento, dove drappi di stoffe e carte da parati originali dell’epoca, a cui si sovrappogongono pannelli dipinti che le emulano, si alternano ad ammiccamenti barocchi di poltrone damascate e fotografie incorniciate allineate sulle pareti. L’artista, così, restituisce vita a tempi perduti, fra richiami al mito classico e alle ricerche prospettiche e metafisiche dechirichiane. Richiamando l’idea di antichi àteliers, l’installazione di Wiegard guida lo spettatore attraverso un interno privato, dove il gusto e i desideri personali si svelano e allo stesso tempo si celano sotto la ricca, ornamentale apparenza di un arredamento borghese.
Tutto il contesto creato è però soggetto al meccanismo, per certi aspetti ossessivo, per cui Wiegard si diletta a decostruire e scomporre oggetti comuni come tavoli, sedie, poltrone, armadi e intere composizioni di arredamento per lo più datato, per riportarli ad una nuova vita, una nuova estensione che non è piatta e non è tridimensione, ma appunto ri-costruzione prospettica mediante parti degli oggetti che vengono usate come linee per restituire proporzioni, profondità e misure. Wiegard utilizza in scultura le leggi ottiche della prospettiva tipiche della pittura, così svuota gli oggetti dei loro volumi, li priva della loro funzione originaria e li rende elementi ibridi, fra oggetto e figura, tali da generare il dubbio della percezione di chi li osserva.
Sempre con lo scopo di ingannare la visione, di deviare quel meccanismo automatico della mente umana che tende a ricostruire e completare, Philip Wiegard ci propone uno spazio in cui ciò che è dentro è fuori, ciò che sembra vicino è lontano, ciò che appare profondo in realtà è piatto. Così i soggetti che appaiono nelle fotografie appese alle pareti, scattate con un’antica fotocamera a grande formato, sono anche fuori dall’immagine: le composizioni-statue, le carte da parati e i drappi fanno parte così della stessa sede espositiva.
Si crea quindi un incanto della visione, per il quale Wiegard ha tratto spunto durante la recente visita alla casa-museo di Giorgio de Chirico in piazza di Spagna a Roma, dove ha scattato foto di ambientazioni piene di orpelli, ma vuote di vita e di ogni funzione d’uso. Alcuni fra i maggiori dipinti che si possono vedere in questo appartamento sono riportati alla vita da Wiegard attraverso la fotografia che, concedendoci una veduta estremamente personale del lavoro di de Chirico e mostrandoci i dipinti originali nel contesto dell’appartamento privato dell’artista, riesce a sottolineare lo stato ambivalente di arte fra l’espressione personale e quella pubblica.
Durante la sua carriera de Chirico lottò con la rappresentazione della figura umana, la quale era spesso sostituita nei suoi dipinti dai famosi “manichini”, un ibrido tra uomo, statua e oggetto. La mostra di Wiegard esplora le relazioni e gli interscambi fra queste idee: l’oggetto come rappresentazione della personalità, la posa fotografica come un tentativo d’immortalità e il corpo umano come oggetto di desiderio.